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Il significato di “Accademia” nel 1700

Francesco Milizia, storico dell’arte italiano (1725 – 1798), definisce il termine “Accademia” nel suo Dizionario delle belle arti del disegno.
Il lavoro del Milizia non è soltanto semplice enunciazione di un termine, ma esplicazione di un contenuto educativo specifico alla didattica dell’arte ancora oggi di grande attualità.

“ACCADEMIA. E’ in pittura imitazione d’un modello vivente disegnato, dipinto, o modellato. L’oggetto di questa imitazione è di studiare le forme e l’insieme del corpo umano; è una preparazione per esercitare l’arte. Dal luogo, dove ordinariamente si fanno tali studi, è venuto il loro nome di Accademie.

Una buona Accademia deve esser eseguita con un far facile senza negligenza, con correzione fina senza secchezza, con tocco risentito con giustezza, con gusto senza maniera, senza stento, senza freddezza. Chi non maneggia bene il lapis, maneggerà peggio il pennello o lo scalpello. L’allievo ha da far vedere nelle sue accademie qual professore sarà.

Il disegnare su carta colorita di turchino o di grigio, è più spedito che su carta bianca; e perciò è più conveniente per un modello vivo, il quale non può star immobile che per poco tempo. Chi disegna un’accademia, deve supporre nel suo modello un’affezione conveniente all’attitudine che il modello rappresenta. Non v’è posizione d’un vivente senza affezione. Ma per lo più si dispone il modello in una maniera pittoresca, senza altra intenzione che di sviluppare o di aggruppare i suoi membri in una maniera gradevole e piccante. Allora si disegna pecorescamente, [passivamente – n.d.r.] si copiano anche i difetti, che la stanchezza, la noia e l’indifferenza producono indispensabilmente nel modello. E con questo uso il giovane disegnatore corre rischio di trasformare l’arte in mestiere.

L’uomo libero, che non è ammanierato, cioè affettato per i raffinamenti irragionevoli della società, non si mette in un’attitudine che non esprima il suo interno: le sue indisposizioni esteriori han da dare qualche segno della sua affezione morale. L’Artista fin dall’adolescenza non perda mai di vista questo principio. Giovinetti, [allievi – n.d.r.] che disegnate accademie, se tirate presto per disbrigare il lavoro impostovi, diverrete artigiani e non artisti.

La lentezza che s’impiega a far bene con riflessione, non è un tempo perduto: si riguadagna con vantaggio, quando si ha acquistato l’abito di far bene. E per disegnare bene un modello, conviene considerarlo come un vivente sensibile, non come una statua, o un cadavere. La proprietà nel disegnare deve esser esente di eccesso e di difetto.

Come l’Artista si trascura nel suo assettamento, così esercita la sua Arte. Vesti, mobili, equipaggi, ordinazioni, portamenti, son tutti segni del carattere dell’uomo. Per disegnar bene, conviene ragionare: ragionare è confrontare. Si confronti il modello disegnato con qualche capo d’opera dell’antichità. Si facciano delle Accademie a similitudine di belle statue: si paragonino, se non vi si è riuscito, si è fatto un gran passo verso la perfezione: il trovar i suoi primi lavori difettosi, è una cognizione di quel che si deve fare. 

ACCADEMIE si chiamano altresì le radunanze per promuovere le Belle Arti. Le scuole sono la base di queste istituzioni. Buoni maestri, buoni accademici. Se mai è vero che lo stabilimento di tali Accademie abbia fatto sparire i buoni Artisti, come ordinariamente si dice, si può congetturare che ciò nasca da costituzioni mal intese, e peggio eseguite. Se si scelgono professori ignoranti, più ignoranti saranno i successori, e non si avrà che un progresso di mali invece di beni.

I concorsi e i premi sono incoraggiamenti valevoli, se giustamente impiegati da mano maestra; e pestiferi se [impiegati] brigantescamente, o ignorantemente. Il più essenziale delle Arti belle liberali, è ché siano effettivamente libere. Onde il fondamento delle Scuole e delle Accademie sia repubblicano; Repubblica non è anarchia, né licenza. Regnino pur le leggi, e i maestri invigilino alla retta esecuzione.

Sul piede delle Accademie delle Scienze, quali fioriscono in Parigi, in Londra, in Berlino, ogni nazione dovrebbe avere un’Accademia di Belle Arti, in cui si facessero frequenti adunanze, per comunicarsi gli accademici le loro considerazioni, discutessero, esaminassero; e un buon segretario ne registrasse gli atti e i risultati”.

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