Piccolo glossario Pittura

Con note di Francesco Milizia 1725-1798; Carlo Alfonso Du Fresnoy 1611-1668; 

   PAGINA IN COSTRUZIONE


Accademia. E’ in pittura imitazione d’un modello vivente disegnato, dipinto, o modellato. L’oggetto di questa imitazione è di studiare le forme e l’insieme del corpo umano; è una preparazione per esercitare l’arte. Dal luogo, dove ordinariamente si fanno tali studi, è venuto il nome di Accademia. Accademie si chiamano altresì le scuole dove si studia l’arte.

Accordo. in un dipinto è il risultato generale, e armonioso della disposizione dei colori, della loro gradazione, e dell’equilibrio del chiaroscuro combinato col colore.

Acquerello. Sorta di colore, stemperato nell’acqua, che serve per colorire i disegni. Il nero si fa col diluire alquanto l’inchiostro, ed in egual modo si pratica con altri colori, stemperandoli in acqua, d’onde viene il nome di acquerello.

Abbassamento del tono. Tendenza all’annerimento (abbassamento) dei colori nella tecnica ad olio, dovuto all’uso eccessivo di diluenti (acquaragia, trementina).

Abbozzo. Non è lo schizzo, cioè il primo pensiero appena indicato. L’abbozzo è il primo lavoro di un’opera già fatta, che deve servire da guida per i lavori successivi.

Acquaforte. E’ una stampa ricavata da una lastra di  rame verniciata, sulla quale l’artista ha disegnato con una punta, e scavato i segni con l’acquaforte, o acido nitroso. Dicasi anche intaglio d’acquaforte quello che si esegue con questo mezzo. Le così dette acqueforti dei pittori dopo l’operazione si lasciano quali sono; quelle degli intagliatori o incisori, si terminano dopo col bulino. Gli intagli a acqua forte hanno maggiore vivezza e maggiore libertà che quelli lavorati a bulino, perché la punta sulla vernice si maneggia liberamente come la matita.

Acquaragia. Solvente usato per la pittura a olio. Si ottiene dalla distillazione di resine naturali di albero (pino, larice).

Alizarina. Colorante rosso ottenuto dalla radice della Robbia, pianta particolarmente tossica.

Anatomia (Per gli artisti). È lo studio del corpo umano in relazione alla sua utilità nella rappresentazione pittorica e/o scultorea. Gli Artisti hanno normalmente per oggetto la raffigurazione esteriore dell’uomo; sono cioè impegnati a rappresentarne solo le apparenze visibili. L’anatomia interna dell’uomo è cosa poco utile all’artista. Tuttavia le sole apparenze esteriori non bastano per condurlo alla perfezione dell’arte.  L’artista dovrà, dunque, conoscere almeno le cause più prossime ai cambiamenti interni del corpo umano, in funzione degli effetti che tali cambiamenti hanno nella rappresentazione artistica.

Asfalto. (detto anche Bitume giudaico). Catrame diluito in trementina o benzina. Molto usato nella pittura antica per colorare, con leggere velature calde, gli abbozzi monocromatici precedentemente eseguiti in grigio neutro. L’asfalto, accuratamente diluito, serviva anche per ottenete delle velature finali a intonazione calda.

Biacca. Sostanza bianca molto coprente a base di piombo. Era usata dai pittori antichi per creare effetti di lumeggiatura nei dipinti. A causa della sua alta tossicità oggi non è più usata. Al suo posto si usano altri bianchi, come il bianco di zinco e di titanio.

Bile. (fiele di bue). Sostanza organica liquida che, opportunamente trattata, è usata nella tecnica all’acquerello al fine di rafforzare l’aderenza del colore.

Bistro. Pigmento nero derivato dalla fuliggine. Mescolato con acqua e gomma arabica è usato in varie tecniche pittoriche per disegnare a punta di pennello.

Campitura. In pittura il termine è riferito a stesure uniformi di colore su piccole o grandi aree del dipinto.

Carboncino. Materiale friabile usato per disegnare. Si ottiene carbonizzando bastoncini di legno di salice, di vite o altro. Dopo la carbonizzazione si presenta in forma naturale o come polvere compressa, impastata con colla e sagomata in bastoncini quadrati o cilindrici. Questi ultimi possono essere rivestiti di legno come le matite. In base alla sua durezza produce un segno nero o grigio.

Chiaroscuro. Il chiaroscuro è la scienza di ben situare il chiaro e lo scuro, le quali due parole si pronunziano comunemente legate insieme, “chiaroscuro”. Per significare che un Pittore ha dato un gran rilievo e una gran forza alle sue figure, col distaccare,  far conoscere distintamente gli oggetti del dipinto, scegliere vantaggiosamente la luce, disporre i corpi in maniera che nel ricevere grande luce abbiano grandi ombre, deve dirsi: quest’uomo intende benissimo l’artificio del chiaroscuro.
Cinque sono le cose che formano la sostanza del chiaroscuro: il lume, l’ombra, la mezza tinta, il riflesso, e lo sbattimento.
Lume. Per lume si intende non solamente la luce e il corpo luminoso che la luce trasmette, come ad esempio il sole, ma più ordinariamente quella parte dell’oggetto rappresentato, che viene illuminata dalla luce;
Ombra. Per ombra si intende la parte opposta alla luce [oggi si direbbe ombra propria].
Chiaroscuro. Sui corpi che hanno parti tondeggianti, il chiaroscuro è quella condizione per cui la luce colpisce obbliquamente il corpo. In tale parte si forma una mezza tinta più o meno debole, chiamata chiaroscuro.
Riflesso. E’ quel tenue chiaro che rimbalza sulla superficie di un corpo, da un altro corpo che gli sta vicino, e situato in tal modo che possa trasmetterglielo.
Sbattimento. Lo sbattimento è un’ombra accidentale [oggi si direbbe ombra portata] buttata da corpi opachi su altri corpi illuminali: per esempio, l’ombra degli alberi o degli uomini ecc. proiettata sulla superficie della terra battuta dal sole, o l’ombra di un corpo opaco proiettata sopra un altro corpo illuminato.

Cocciniglia. Pigmento di colore rosso estratto da un insetto (chiamato cocciniglia) che vive in America. I colori prodotti sono, appunto, le lacche rosse: lacca di Venezia, lacca di Firenze ecc. Un’altra sostanza prodotta dalla cocciniglia è la gommalacca.

Colore impasto. L’impasto del colore può avere diversa consistenza: diluizione alta, cioè impasto trasparente; diluizione media, in cui l’impasto è semitrasparente; diluizione bassa, o impasto a mezza pasta, in cui il colore copre la campitura dipinta con uno strato leggero ma non trasparente; impasto a corpo, in cui il colore ha pieno spessore. Questo impasto è completamente coprente; tuttavia, al fine di renderlo scorrevole sulla tela, può essere leggermente umettato con del medium diluente.

Colore locale. Il colore locale di un oggetto è quello che ha lo stesso oggetto, condizionato dalla distanza o dalla luce in cui viene posto.

Colore morto. È il grigio che nasce dalla mescolanza di bianco e nero. Si usa nella pittura indiretta per fare abbozzi preparatori del dipinto finale.

Colore proprio. Il colore proprio di un oggetto è quello appartenente all’oggetto stesso, senza tener conto di alcuna sua variazione dovuta alla luce ambientale o alla prospettiva aerea.

Colore rotto. Si chiama colore rotto quello che viene mischiato con un altro (ad eccezione del bianco, che non può essere composto da altri colori, ma ne può comporre). Può dirsi, ad esempio, che un tale azzurro oltremare è rotto dalla lacca o dalla terra gialla chiara, quando vi entri un poco di questi due ultimi colori, o di altri. I colori rotti si usano per l’unione e l’accordo dei colori puri della tavolozza, e per dipingere le zone dei contorni dei corpi e le loro ombre, nonché in tutta la gran parte del dipinto. Tiziano, Paolo Veronese, e tutti i pittori Lombardi hanno ottimamente praticato questa consuetudine nei loro impasti.

Colore trasparente (olio). E’ quel colore che non ha impasto corposo e, per tale motivo è utilizzato per fare velature. Tra i colori trasparenti vi sono le lacche, il bitume, il bruno trasparente, la terra verde. Qualunque altro colore a corpo, in generale, può rendersi trasparente aggiungendo diluente medium.  Classico esempio di trasparenza del colore – in diversa tecnica pittorica – è l’acquerello.

Dipingere. Questa parola significa in generale impiegare i colori, e in particolare mischiarli, e unirli insieme col Pennello. Quando ciò si fa con sicurezza, dicasi che l’opera è ben dipinta, ma quando non vi si vede la libertà della mano e la franchezza del Pennello, e che i colori sono stati mediocremente uniti e addolciti con molto fluido, allora dicasi che l’opera è leccata e artificiosa.

Disegno. Il dintorno, dai moderni chiamato disegno, è quel tirare che si fa con le linee intorno a ciascun oggetto, e mediante il quale tirare si dà a ciascun oggetto la sua forma e figura. Questo si ottiene con due cose: col contorno e col chiaroscuro. Il contorno circoscrive e determina le forme che hanno gli oggetti, secondo la posizione da cui sono visti; ciò non è solo per la linea che circonda i corpi esteriormente e che divide la figura dal suo campo (sfondo), altresì per contorno si intendono anche le linee e le forme che stanno dentro la linea esteriore, e che segnano ciascuna parte dei corpi. Il chiaroscuro infine spargendovi i vari gradi di luce e ombra, dà alle forme quel rilievo che a loro conviene. Ancora, in due modi può intendersi il disegno nell’ambito della pittura. S’intende disegno le giuste misure, le proporzioni e le forme esteriori che devono avere gli oggetti che si imitano dal naturale; nel qual caso il disegno viene annoverato tra le parti della pittura. Disegno viene inoltre inteso il progetto di un’opera più grande, benché espresso o con soli contorni, o con luci e ombre, oppure che vi siano stati impiegati anche i colori.
Disegno tratteggiato; cioè quando le ombre sono espresse con linee accostate, fatte con la penna o col lapis; l’azione stessa dicasi tratteggiare, e tratteggiamento.
Disegno sfumato; s’intende quando le ombre sono tratteggiate con il lapis, e in seguito strofinate con sfumino, tale che non appaia alcuna linea.
Disegno granito; è quello le cui ombre fatte col lapis, benché non siano state strofinate, si vedono senza linee.
Disegno lavato; dicasi quando le ombre sono fatte a pennello con inchiostri diluiti.
Disegno colorito; è quello (sotto forma di abbozzo) in cui sono stati impiegati tutti i colori che devono entrare nell’opera finale.

Figura. Benché questa parola sia molto generale, e che significhi tutto ciò che può essere descritto con più linee, in pittura essa indica comunemente la figura umana.

Fresco. E’ una pittura in cui si adoperano i colori incorporati con la semplice acqua su un intonaco fatto nel medesimo giorno; si dipingerà, quindi, prima che la superficie intonacata si secchi. I colori incorporandosi in tal modo nell’intonaco fresco non possono perire, né cadere, se non col medesimo intonaco.

Glicerina. È una sostanza organica. Nella pittura ad acquerello è usata per ritardare l’asciugamento delle pennellate di colore. Si mescola in piccole dosi all’acqua con cui si diluiscono i colori.

Gomma arabica. È una resina ricavata dagli alberi di acacia dell’Arabia, da cui prende il nome.  Si scioglie in acqua e viene usata nella pittura ad acquerello e a guazzo per aumentare la trasparenza e l’elasticità delle macchie di colore

Guazzo. Dicasi dipingere a guazzo allorché i colori si adoperano con acqua gommata, o con acqua di colla. Tra la pittura a guazzo, e la miniatura non vi è altra differenza, che nella prima si usa tutta la libertà del pennello, mentre nell’altra si lavora a piccoli punti.

Lume o chiaro. Questi termini si usano non solo per la cosa che rischiara, ma anche per i luoghi rischiarati, onde dicasi, i lumi di questo quadro sono ben situati, bene stesi, e ben distribuiti.

Mezzatinta. Questo termine ha piuttosto relazione al chiaroscuro, che al colore, essendo la mezza-tinta un tono di mezzo tra il lume e l’ombra; e supposto che l’oggetto abbia cinque toni, o gradi di chiaroscuro, il secondo e il terzo che succedono al maggior lume, si chiamano mezze-tinte. Questo termine conviene altresì al colore delle Carnagioni, dicendosi che per ben fare la carne, il tutto quasi dipende dalle mezze-tinte.

Modello. In generale, il termine modello si riferisce a qualunque oggetto, che si tiene presente per imitarlo; ed in particolare si riferisce a un uomo (soggetto) esposto nudo nelle Accademie d’arte per lo studio degli allievi. Vi è anche il modello artificiale, che consiste in una statua di legno, o di cera, le cui giunture sono fatte in modo da poterle adattare, dando la posizione che si vuole.

Panneggio, Panneggiatura. Si chiama generalmente panneggio, qualunque tipo di stoffa, di cui le figure sono vestite, e dicasi gettare una Panneggiatura, per indicare il ben disporre le pieghe di essa stoffa.

Pastello. E’ una specie di Lapis composto di pasta – pigmento, misto a colla o cera. Ve ne sono di tutti colori, e con tal materia si fanno i quadri a Pastello.

Proporzione. È una giustezza di misure corrispondenti a ciascun oggetto per relazione delle parti tra esse, e delle medesime parti col tutto. Dicasi comunemente del corpo umano: per ben disegnare è necessario conoscere le proporzioni, cioè le misure del corpo; ed in questo senso la proporzione è una delle parti della pittura.

Riflesso. È una chiarezza rinviata alle ombre dal chiaro degli oggetti vicini, e luminosi.

Schizzo. Questa parola significa la prima raffigurazione, o leggero abbozzo di un’opera, che si medita di fare.

Tela imprimita. È una tela attaccata sopra il telaio, e preparata per dipingere.

Tinta. È un colore comporto, con cui viene ad imitarsi il colore naturale di qualche oggetto. Esempio, si dice: una Panneggiatura di buona tinta, un fondo di buona tinta ecc.

Tocchi d’alberi. Così si chiamano le foglie degli alberi dipinte. Dicasi: gli alberi di questo paesaggio sono di tocchi differenti, ovvero toccati differentemente. Quel pittore tocca (dipinge) bene gli Alberi.

Tono di colore. Grado di colore in termini di più chiaro o più scuro.