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Manifesto degli studi

I. Il primato della visione

La pittura è un atto di conoscenza prima che di manualità. Il segno, la forma e il valore tonale non sono il risultato di automatismi esecutivi o di formule prescrittive, ma la diretta conseguenza di ciò che l’intelletto ha compreso e strutturato. Il gesto sulla tela segue sempre la consapevolezza visiva: non esistono scorciatoie manuali per la risoluzione di un’opera, ma un continuo ed esercitato processo di analisi della forma. (1)

II. Dal “sapere” al “vedere”. Liberarsi dalla nozione delle cose”

Dipingere significa prima di tutto allenare l’occhio all’osservazione pura e semplice, svincolata dalla nozione delle cose, della loro funzione e dal loro significato. Il percorso della Scuola invita ad abbandonare ciò che generalmente si sa del mondo reale e osservare le cose nella loro pura forma, per come appaiono sulla retina dell’occhio. Unendo i principi della grande tradizione classica alle leggi della percezione visiva, l’allievo supera gli automatismi dello sguardo e conquista una nuova consapevolezza nel dipingere. (2)

III. L’analisi della forma e la percezione visiva

L’addestramento dello sguardo si attua attraverso l’analisi visivo-percettiva: la scomposizione della forma in valori cromatici e chiaroscurali, la lettura dello spazio negativo e il superamento del soggetto in sé. Attraverso questo studio, l’allievo impara a decostruire la realtà visibile per restituirne la reale profondità e i volumi delle cose. (3)

IV. Il principio della sintesi geometrica

In continuità con la lezione della grande trattatistica — da Panfilo a Leon Battista Alberti, da Cennini a Lomazzo fino a Pietro Selvatico — la Scuola riconosce nella geometria lo strumento d’indagine fondamentale per la comprensione della realtà figurativa. Ogni forma complessa della natura e del corpo umano cela una struttura sintetica, piana o solida: l’individuazione di tale struttura sintetica costituisce la via maestra per dominare la costruzione dello spazio, l’andamento dello scorcio e i valori del chiaroscuro. (4)

V. Il disegno e la genesi del segno

Il disegno è prima di tutto lo strumento intellettuale con cui la mente progetta la realtà visiva e organizza lo spazio. All’origine di questo processo c’è il segno: richiamando la lezione di Leon Battista Alberti — che individua nel punto, nella linea e nella superficie i principi primi della pittura — la linea rappresenta l’atto generatore dell’immagine. Che sia tracciata a grafite, condotta a punta di pennello o incisa su una superficie, essa conserva intatta la sua forza di strutturare il mondo visibile. (5)

VI. Allenare lo sguardo e il gesto

La pratica del disegno è il ponte fondamentale verso la pittura. Più che la copia passiva di un oggetto, essa è un allenamento attivo che mette in sintonica il movimento della mano con l’osservazione della realtà. Attraverso questa coordinazione visiva e motoria, si impara a gestire i volumi, lo spazio e il chiaroscuro prima di passare alla stesura cromatica. (6)

VII. L’autentica padronanza della pittura

L’apprendimento della pittura non procede per esercitazioni da archiviare una volta affrontate. Il ritorno ciclico sulle basi della pittura non costituisce una semplice ripetizione, ma risponde a una precisa necessità dell’artista allorquando dovesse emergere un limite esecutivo. Solo attraverso il riesame critico del proprio lavoro si comprende e si interiorizza la padronanza della pittura.

VIII. L’autonomia del linguaggio: tema e tecnica

I generi tradizionali della pittura — la figura umana, il paesaggio, la natura morta e il ritratto — sono assunti quali pretesti analitici per la verifica dei principi della rappresentazione. La distinzione teorica tra il tema (il soggetto) e la tecnica (il procedimento) costituisce il presupposto metodologico fondamentale per condurre l’allievo verso una piena autonomia operativa e una chiara comprensione del linguaggio plastico e pittorico.

IX. La tradizione veneta come punto di ricerca

La tradizione pittorica veneta rappresenta uno straordinario laboratorio teorico e pratico sulla percezione della luce e sul colore. Lo studio di questi elementi pittorici si fonda sul dialogo costante tra la ricerca d’atelier, l’analisi delle opere del passato nei musei e la pittura en plein air, essenziale per comprendere la variabilità visiva dell’atmosfera. (7)

X. La pratica come verifica e padronanza del metodo

La pratica pittorica non è concepita come mera produzione di manufatti. Essa è il luogo dell’applicazione e della verifica dei principi teorici della rappresentazione. È nell’atto pratico del dipingere e del disegnare che l’analisi visivo-percettiva si traduce in un sapere operativo, consolidando la padronanza tecnica.
NOTE:
(1) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafi 1, 9, 27, 29.
(2) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafo 150.
(3) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafo 51.
(4) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafi 1, 27.
(5) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafi 1, 131.
(6) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafo 51.
(7) Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, paragrafo 41.

Approfondimento: Scuola di Pittura Venezia / pagina trattati dell’arte. https://www.procedimentipittorici.it/trattati-dellarte/